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    Asfodelo & Assenzio
 

Lunedì, 03. Settembre 2007

Asfodelo & Assenzio
di rabbitandv-jinx-v, 22:30



ASFODELO  &  ASSENZIO

LEGGO DELL'ALTRO :
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Di Rabbit and v-Jinx-v – tradotto da Cuccussette e Maria Allegri – rating: per i più piccoli serve un adulto, ma il libro 7 vi pare roba da lattanti ? Amleto in confronto è i Teletubbie! (Nota dei traduttori ) -  - Spoiler del Settimo libro, episodio non detto o inventato per correggere un finale poco amato.
Asphodel and Wormwood - Author: rabbit and -v-Jinx-v - Fiction Rated: K -  s
poiler for Deathly Hallows. Not because I thought the ending was wrong, but because there was enough leeway there for me to write this...
 http://www.fanfiction.net/s/3704487/1/

 

I suoi occhi erano asciutti.
Con uno sforzo, batté le palpebre, e ancora, costringendo i condotti lacrimali a funzionare. E alla fine, permise alle palpebre di restare chiuse un po’, mentre il dolore si acquietava.
Non che ci fosse solamente dolore, ma avrebbe avuto bisogno degli occhi.
Probabilmente
.
Si sentiva la testa stranamente vuota, e non riusciva a ricordare come mai. Emorragia, forse. Poteva annusare l’aroma di ferro, miscelato con odori alchemici, gli stessi che così a lungo avevano permeato la sua esistenza. Sentì la certa densità degli aromi in bocca. Il collo faceva male, peggio degli occhi; pungeva come se qualcuno ci avesse infilato dentro una bacchetta grezza, e pulsava con un calore vivido che lasciava intontiti per la sua forza.
Non fu che quando avvertì qualcosa rimbalzare contro le labbra, che rammentò cosa aveva progettato… progettato per…

Nagini.

“Ti prego Padrone. Winky ti fa bere questo.” La vocina alta e sottile era lì da tanto tempo, come il panno che era premuto sul collo, la fiala di vetro spinta contro la sua bocca; ma solo adesso capiva che stava usando parole. Riluttante mosse le labbra, e permise all’amara pozione di scivolare giù lungo la lingua. Assenzio, sì, per dimenticare, e quello, era Asfodelo? Asfodelo per… per…
Non aveva importanza. Bevve, obbediente, e non protestò quando le piccole mani gli scostarono i capelli dal volto. “Sì, Padrone, sì. Ora riposerai.”

Riposare? Davvero? Era così tanto che….



Si svegliò sentendosi rinfrancato, come da anni non si sentiva. Giovane. Fluido.

Confinato. O piuttosto, inscatolato. Incassato.

 Quando aveva progettato questo s’era aspettato che sarebbe stato semplice, giacere immobile ed attendere. Era stato congelato tanto a lungo, avrebbe fatto differenza un giorno o due in più? Quando aveva progettato tutto questo, s’era atteso di tornare per una sola ragione – qualcuno doveva spiegare a Potter… a Harry…. Dell’ultima Horcrux. E non c’era rimasto nessuno al mondo, vivo, che sapesse.  Proprio nessuno. Tom Riddle aveva avuto il buonsenso di abbattere la Torre del Preside a inizio della battaglia.

Sarebbe stato più semplice se al ragazzo fosse capitato di avere la giusta carta delle Cioccorane nel taschino. Se pensando a tutto, Albus l’avesse trovato mesi prima. Gli avesse spiegato, non sarei stato a giacere lì, nel buio, ad aspettare.

C’era qualcosa posato sul suo petto. Lo esplorò toccandolo, seppe che era l’Ordine di Merlino, a causa della forma ottagonale del pezzo di ottone. Prima Classe, a dire dalle pieghe supplementari dei fiocchi. Quella era opera di Harry, senza dubbio. Essere padrone di un Pensatoio era stato illuminante, come minimi, e dopo mesi di guardare ricordi oggettivi, sapeva che era ovvio che il ragazzo insistesse sull’onorare il coraggio, ammettere che s’era sbagliato, e farlo a gran voce, pubblicamente, senza dubbi. Era come se il ragazzo insistesse sulla verità. Una volta che l’aveva trovata, e non fosse invece un trattenere vecchi lacrimosi segreti sospesi in barattoli sullo scaffale.
Era come se il ragazzo rischiasse di morire per il bene di altri: ed era stato così fin da quando non era che al Primo Anno.

Mi chiedo se troverà più difficile vivere per il bene degli altri, come ho fatto io.

Morire era stato facile dopotutto, una volta che aveva saputo che aveva portato a termine la sua missione. Una volta che Harry aveva ricevuto i ricordi che spiegavano cosa avrebbe dovuto fare. Era ritornare, che era difficile. In qualche modo non aveva mi considerato come male poteva interpretare il ruolo di un santo da statuina.

Magari dovrei scappare in Tibet. In Australia. O da qualche parte che Riddle ha a malapena sfiorato col suo veleno. Da qualche parte dove tutto questo dolore adesso sarebbe solamente un trafiletto qua e là in un giornale, una storia da un paese lontano.

Chiuse gli occhi, cercò di richiamare il sonno – ma aveva dormito così a lungo che tutto quello che giunse fu l’eco dei sogni. Un posto luminoso, le braccia di Lily attorno a sé, la sua risata che suonava nelle orecchie, James e Sirius e Remus radunati attorno, che con simpatia gli davano pacche nella schiena, e lo ringraziavano; la Tonks e Mad Eye salutavano con la mano dalla folla; Fred Weasley accompagnava alle barche il giovane Colin Creewey, insieme a tutti i giovanissimi che aveva meglio conosciuto dalla parte sbagliata di un banco da studenti.

 Albus.

Non sapeva quanto a lungo avevano seduto e avevano parlato, in quel posto che era e non era l’ufficio dove avevano condiviso tante conversazioni nel corso degli anni. Parlavano di questo e quello studente, dei prezzi pagati,. E se il tutto, nel finale, avesse meritato o meno la spesa, non lo sapeva lui così come non lo sapeva Albus; e faceva male che non fosse stato capace di salvarli tutti, anche il ragazzo degli Weasley, nonostante che Fred fosse tutt’altro che un alchimista come il fratello. Bianco e Nero e Rosso, e tutti loro erano passati dall’altra parte nella morte per forgiare un percorso per Harry.
Harry, che aveva intrapreso il percorso che Albus aveva progettato per lui, ma era sempre stato salvato dalla stessa arroganza di Tom Riddle. Harry, che alla fine s’era dimostrato meritevole dei lunghi anni di bugie e dolori nascosti, che aveva accolto tutti i sacrifici fatti in suo nome e li aveva distillati in un Elisir di Vita tanto potente  che s’era riversato a offrire cure più potenti delle lacrime di Fenice.
E così all’ultimo era giunto ad una scelta che non aveva pensato avesse il potere di compiere: Albus davanti a sé, gli diceva che non avrebbe perso niente a prescindere dalla via che avesse scelto, ma che aveva ancora l’opportunità di conquistare quello che mai aveva conosciuto; Lily accanto a lui, che gli diceva che meritava una vita in cambio per quella che aveva dato, e non una orte; e Dobby ai suoi ginocchi, che gli ricordava che Winky lo stava attendendo.

 Winky.

Così folle, tornare per il bene di una lacrimosa Elfa Domestica.. Così folle giacere lì, sperando che lei sarebbe venuta e avrebbe aperto la tomba prima che lui morisse di nuovo. Eppure… aveva avuto bisogno di qualcuno che tenesse i suoi segreti, una volta che Albus non ci fosse stato più, e lei aveva tanta pratica in quello – la sua delizia in quel morbido pezzo di  tovaglietta che le aveva trovato da indossare era stato uno dei pochi punti luminosi in quell’anno di dolori.

All’inizio lei era stata così tanto intimorita da lui, nonostante il di lei bisogno di un appropriato Padrone. Persuaderla che non doveva lealtà ad una famiglia morta s’era rivelato impossibile, ma era stata d’accordo che era impossibile anche servire una famiglia defunta, e alla fine lei aveva dato la sua alleanza a lui con gratitudine. Gli altri Elfi Domestici proprio non avevano saputo cosa fare di lui. Approvavano il nuovo contratto di Winky – non potevano capire perché lui avesse lasciato Dobby come libero agente – eppure avevano paura di lui, lo odiavano , allo stesso modo in cui avevano temuto e odiato Dolores Umbridge. Lei era stata svelta a restringere il menù degli studenti, pur di negare agli Elfi Domestici anche la possibilità di sollazzarsi nei loro compiti con un dolce preferito o una cena speciale. Lui non aveva fatto nulla del genere, aveva proclamato che finché le stanze della scuola fossero state pulite e gli studenti non fossero in fila all’Infermeria per indigestione, a lui importava poco dei servitori. Eppure loro ancora avevano paura, avvertivano le emozioni come una malattia esterna nell’aria che li circondava.
Erano occorse settimane a Winky per rendersi conto che lui non l’avrebbe picchiata, non le avrebbe gridato. Le aveva proibito di punirsi senza permesso prima che perdesse poco a poco l’odiosa abitudine. Non era stato che dopo Halloween, che lei aveva davvero iniziato ad aiutarlo a imparare quali studenti fossero indolenti, quali necessitassero della certezza di passare le loro serate facendo ripasso sotto gli occhi dei loro Capo Casa. Non era stato che dopo Natale, che lei aveva ammesso di incontrare Dobby nelle Stanza del Viavai, per qualcosa oltre le Burrobirre che le erano vietate. Quegli incontri portavano buoni frutti, e lei non avrebbe affrontato una vita di sole lacrime. Lui non avrebbe augurato una simile disgrazia a nessuno, tanto meno alla sola creatura che fosse stata testimone dell’impossibile, atroce mascherata che aveva indossato per tutto quello che aveva perso nell’amore.

Non aveva saputo mai prima di allora cosa significasse avere qualcuno che si accertasse che i soi abiti fossero ben ricuciti, che il the fosse pronto quando lui era pronto per berlo, che il letto fosse rifatto per lui alla sera… La cosa più vicina a quello era stata lo scoprire che Albus aveve volontariamente tenuto una fornitura dei biscotti all’anice che preferiva, in una latta  in un angolo dell’ufficio.

 E così sono qua. Attendo. Spero.

La lastra della cripta si stava spostando. Nella notte le stelle brillavano su di lui, e delineavano le familiari torrette e torri della scuola. Lo avevano inumato vicino a Dumbledore. Che cosa appropriata. E che cosa poco patetica, se mai avessero scoperto che il gesto non era necessario. Qualsiasi bisogno che aveva sentito di restare e mostrarsi morì. C’era un mondo da esplorare, e migliaia di scoperte attendevano di essere compiute. Magari anche un'altra amicizia, da qualche parte, adesso che aveva imparato cosa significasse ricambiare.

Prese un respiro profondo, l’aria della notte era fredda e fresca nei polmoni. Per adesso gli bastava quello: era un poco di conforto per la sua anima, una persona che lo conosceva nel suo peggio e ancora vedeva in lui il meglio. Non poteva cadere molto lontano dal basso piedistallo da cui iniziava. Alla fine non era il valere che ti faceva amare, ma era l’essere amato che ti faceva valere.
“Padrone?”
“Sì.” La sua stessa voce gli parve strana, come se straziargli la gola gli avesse cambiato o tolto qualcosa. Forse anche le lacrime della Fenice avevano perso il loro potere dopo essere state conservate per tanto tempo nel flacone.
Sollevò una  mano e lei gliela prese, le lacrime fredde sui polpastrell
i. “Sei tornato!” singhiozzò trionfante. “Sei vivo!”

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